OBESITA' - MALATTIA DA DISADATTAMENTO - CIBOMANIA


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PREMESSA

IN PARTICOLARI CONDIZIONI TUTTI I SOGGETTI DOTATI DI NORMALI POTERI ASSIMILATIVI POSSONO INGRASSARE

L'eccedenza ponderale rappresenta una reale condizione morbosa, non tanto per la prevalenza del tessuto adiposo sugli altri componenti corporei (scheletro, muscolo), alla quale, peraltro, sono imputabili le complicazioni di ordine metabolico, fisico e psicologico, quanto per la comparsa del disadattamento alimentare che ad essa si accompagna e che permarrà definitivamente, anche dopo aver eliminato i chili eccedenti. Questo disadattamento, condizionato e mantenuto dalla progressiva perdita dell'autocontrollo fisiologico alimentare, costringerà il soggetto, ormai sempre, a una costante e cosciente concentrazione sulla scelta e valutazione quantitativa dei cibi necessari al mantenimento della salute e/o della forma fisica.

Abbiamo chiamato CIBOMANIA questo incessante impegno psicoenergetico richiesto dal responsabile, corretto comportamento alimentare, che implica rinunzie, moderatezza e una continua vigilanza sulla scelta degli alimenti. Si tratta di un disturbo che, a seconda delle circostanze, può essere più o meno gravoso, ma la cui sopportazione è, comunque, indispensabile per opporsi validamente al processo di ingrassamento. Senza cibomania, il calo ponderale conseguente a dieta ipocalorica viene ricuperato prontamente e il processo d'ingrassamento avanza indisturbato fino a superare, in breve tempo, il peso iniziale (sindrome dello jo-jo), con immancabile aggravamento dello stesso disadattamento metabolico. Pertanto, il trattamento dietetico, senza un appropriato intervento conoscitivo sulla vera natura della malattia e sulle strategie da perseguire per rendere più tollerabile la cibomania, è non solo inutile, ma anche dannoso. Questo spiega l'insuccesso della terapia dietetica dell'obesità, denunciato a tutti i livelli.

E' come affidarsi esclusivamente alla sassola, per far fronte alla falla che si è creata nella barca che rischia di affondare: mentre si usa la sassola, si deve anche cercare di otturare la falla o, quanto meno, metterci una pezza. Le conseguenze saranno ancor più sfavorevoli se la dieta ipocalorica manca dei necessari requisiti di personalizzazione, gratificazione, completezza, tollerabilità, rieducazione alimentare fisica e conoscitiva.

A tutti è noto che in qualunque condizione patologica sarà possibile disporre di una terapia veramente risolutiva, solo conoscendone l'esatta natura etiopatogenetica. Orbene, nel nostro caso, appare francamente riduttivo il termine obesità per una affezione caratterizzata da due condizioni ben distinte, l'aumento del peso adiposo, da un lato, e il disadattamento alimentare, dall'altro, dove la seconda prevale nettamente sulla prima, in quanto la correzione dell'eccedenza ponderale e il mantenimento dei risultati nel tempo, saranno possibili solo controllando il disadattamento alimentare che, purtroppo, è destinato a persistere nel tempo: la falla, da cui irrompe l'acqua può essere otturata fino alla perfetta reintegrazione della barca, ma il controllo alimentare fisiologico, purtroppo, non può essere più ripristinato e, quindi, dovremo accontentarci di metterci una pezza che sosterremo stabilmente con la mano (cibomania)!

In conclusione, continuiamo pure a chiamarla obesità, ma teniamo presente che tale condizione nasce ed è mantenuta dal disadattamento alimentare, il quale non è nè vizio nè indice di scarsa volontà, come afferma chi non conosce queste problematiche, ma vera malattia, e non di poco conto. Analogamente al fumo e all'alcoolismo, dove, certamente, non è sufficiente curare le conseguenze patologiche polmonari, cardiocircolatorie o epatiche, rendendosi, invece, indispensabile smettere di fumare o di bere, così, nel caso dell'obesità o, comunque, delle patologie legate alla perdita dell'equilibrio metabolico, i maggiori sforzi devono essere indirizzati al controllo e miglioramento della cibomania. Essendo l'obesità una malattia da disadattamento, come tale va trattata.

Le condizioni da disadattamento sono tipicamente contrassegnate dal carattere della permanenza e dalla inefficacia di qualunque trattamento farmacologico. Il fumatore o l'alcoolista smetteranno di fumare o di bere, solo se e quando lo decidano loro, consapevolmente e autonomamente; l'uso del farmaco è del tutto indifferente (la maggior parte smette senza farmaci) o, al più, può offrire un meccanismo di rinforzo della volontà, ma solo se assunto con convinzione (il costo del farmaco, p.es., rappresenta un fattore favorevole). Non esiste un farmaco che consenta di smettere senza la convinta e sofferta partecipazione del soggetto.

La permanenza del disadattamento, che vedremo meglio in seguito, spiega anche la facilità delle ricadute.

Rispetto al fumo e, in minor misura anche all'alcool, il controllo del cibo risulta molto più difficile in quanto, coi primi, è possibile attivare il divieto assoluto, smettendo di fumare o di bere; col cibo, ovviamente, questo. non solo non è consentito (anoressia nervosa!), ma neppure è ammesso appiattirne l'uso, rendendo l'alimentazione uniforme in tutti i giorni dell'anno: per l'uomo, a differenza dell'animale, l'alimentazione non ha solo la valenza metabolica!

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