OBESITA' - MALATTIA DA DISADATTAMENTO - CIBOMANIA


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OCCASIONI SCATENANTI

1 - CESSAZIONE ATTIVITA' FISICA

La cessazione o notevole riduzione dell'attività fisica non è, solitamente, accompagnata da una corrispettiva riduzione della introduzione calorica. Chi serve gli alimenti continua a fornire le usuali porzioni e, d'altra parte, il soggetto interessato non trova difficoltà nel consumarle; egli, anzi, si stupirebbe se non riuscisse a utilizzare la stessa quantità di cibo introdotta tutti i giorni per tanti anni. In realtà, senza rendersi conto, egli sta introducendo, per la prima volta, una quantità di alimenti eccessiva rispetto alle attuali esigenze metaboliche. Quando, dopo mesi o qualche anno, constaterà l'aumento del peso corporeo, l'equilibrio alimentare è definitivamente perduto.

Questa occasione scatenante è, senz'altro, la più frequente e interessa particolarmente i maschi , per la più intensa attività fisica da loro generalmente svolta. Essa non è efficiente quando la cessazione dell'attività avviene gradualmente, consentendo un corretto adattamento alimentare. La prevenzione consiste nell'evitare la brusca interruzione dell'attività e nell'adeguare tempestivamente l'alimentazione alle nuove esigenze energetiche. L'assunzione di un nuovo impegno gratificante, può essere d'aiuto. L'intervento sanitario occorre, quindi, non solo all'inizio e durante l'attività fisica, ma anche alla sua cessazione.

2 - MATERNITA'

E' l'occasione scatenante più frequente nella donna adulta. L'errore alimentare può verificarsi durante la gravidanza e/o nell'allattamento e, in natura, se non si tiene conto dell'animale di allevamento, è esclusivo appannaggio della donna, oggetto, spesso, di attenzioni e consigli sbagliati da parte di parenti, amici, marito, ecc. Quello che in natura è un comunissimo evento fisiologico, per la donna, non di rado, diventa una occasione di trepidazione e di ansia con immancabili ripercussioni sul piano alimentare (vedi stress). Talvolta fornisce anche un comodo alibi per ridurre sensibilmente l'attività fisica: le stesse provvidenze legislative in tema di maternità possono costituire un incentivo alla sedentarietà.

Persistono ancora taluni dannosi pregiudizi, sia in gravidanza (le 'voglie', mangiare per due, ecc) che durante l'allattamento (bere birra, mangiare molto per non far mancare il latte, ecc.): non volendosi assumere responsabilità di fronte ai familiari, la donna è portata facilmente ad assecondare questi suggerimenti.

Continuare a lavorare fino alle ultime fasi della gravidanza (quando l'attività non sia molto gravosa e non esistano particolari controindicazioni), incrementare le passeggiate nel tempo libero (se l'attività è sedentaria), attenersi ai suggerimenti dell'ostetrico, seguire una alimentazione varia e completa dando ascolto esclusivamente al naturale bisogno di alimenti, considerare la maternità, non già un prezioso dono offerto ai propri cari, ma semplicemente una speciale condizione fisiologica necessaria e doverosa per la procreazione, può aiutare la donna a trascorrere serenamente questo periodo, senza avvertire il bisogno di ingiustificate e controproducenti gratificazioni da parte di che la circonda.

Può essere, tuttavia, utile spiegare che nei primi mesi della gravidanza (eliminati fumo, alcoolici, farmaci, alimenti salati, carni crude, insaccati) non è consigliabile modificare le precedenti abitudini alimentari, quando esse siano corrette, in quanto normalmente, alla fine del secondo mese, l'incremento ponderale deve essere modestissimo (circa 0.5 Kg) e, alla fine del terzo, non deve superare Kg 1.5. Successivamente, seguendo la naturale disposizione a un maggiore apporto calorico, non sarà difficile rientrare nei 9-12 Kg richiesti a fine gravidanza, aumentando moderatamente l'assunzione di frutta, latte, verdure, specie fuori pasto. In presenza di sovrappeso, dismetabolismi o altre problematiche alimentari sarà, peraltro, utile il ricorso a un periodico controllo dietologico, sia in gravidanza che durante l'allattamento.

3 - CURE

L'eccedenza ponderale rappresenta, non di rado, un effetto collaterale di trattamenti medici o chirurgici. Tra i primi si riscontrano frequentemente le cure neuropsichiatriche (antidepressivi, sedativi), sanatoriali (isoniazide), ormonali (cortisone, anabolizzanti, pillola antifecondativa, ecc.), ricostituenti (vitamine, aminoacidi, antianemici, antistaminici, ecc.). Qualunque intervento chirurgico può costituire occasione scatenante di ingrassamento. Tuttavia, l'evento si verifica più frequentemente dopo isterectomia, tonsillectomia, colecistectomia (Giovannini C. et Al. - Alim. Nutr. Metabol. 1: 97-100, 1980), tiroidectomia e, verosimilmente, non è direttamente collegabile all'intervento in sè, ma alla successiva convalescenza. La gradevole sensazione di scampato pericolo, la scomparsa della precedente sintomatologia e il progressivo miglioramento dei disturbi postoperatori, la graduale ripresa dell'appetito dopo il forzato digiuno pre e postoperatorio, infine, le gratificanti attenzioni dei sanitari e dei familiari, concorrono alla ripresa del normale consumo di alimenti, facilitando l'impiego di una dieta ipercalorica necessaria per il recupero del peso. Quando questa maggiore introduzione di alimenti si prolunga sufficientemente nel tempo, si instaura il meccanismo scatenante..

Un adeguato controllo delle condizioni nutrizionali e del peso corporeo, accompagnate da una corretta informazione dietologica, potrebbero evitare l'instaurarsi dell'obesità.

4 - ESAGERATE PREMURE DEI GENITORI

Nel corso della visita la mamma racconta: "era sempre inappetente.... quanto ho dovuto penare perchè mangiasse."

Questa causa interessa la maggior parte dei soggetti che ritengono di essere da sempre grassi. Il bambino normoponderale, come, peraltro, in natura tutti gli esseri viventi (non gli animali da allevamento!), assume istintivamente la quantità di alimenti necessaria alle proprie esigenze metaboliche. Se quella fornita era insufficiente, ne reclamerà ancora, se, invece, era abbondante lascerà nel piatto l'eccedente. In questa seconda evenienza succede abbastanza spesso che il bambino viene sollecitato in tutti i modi a consumare l'intera porzione ("mangia che cresci...che ti fa bene...che diventi forte...arriva l'aereo carico carico di...). Pur con molta riluttanza il bambino, non di rado, si sforza di compiacere i genitori (gli zii, i nonni) e così, col tempo, introducendo una quantità di alimenti superiore al fabbisogno, va incontro all'aumento di peso e al disadattamento alimentare permanente.

Di regola, se il bambino è sano (non ha febbre, non ha tosse, gioca regolarmente, ecc.) e non commette errori alimentari (spuntini, caramelle, bibite, ecc. prima dei pasti), non esistono discrepanze tra appetito ed esigenze metaboliche. Purtroppo, in molti casi, la sua costituzione esile viene facilmente scambiata per magrezza e questo crea un motivo di apprensione per i genitori. In realtà il tessuto adiposo è ben rappresentato e lo potrebbe facilmente verificare il pediatra o il medico di famiglia, riscontrando uno spessore di 7-11 mm, come è normale nei bambini, alla misura della plica cutanea brachiale posteriore (Pett L.B. E Olgivie G.F., citati da Travia - Manuale di scienza dell'Alimentazione - I^ ediz. pag. 80).
La stessa mensa scolastica può non essere esente da rischi per l'uso ingiustificato di integrazioni alimentari da parte dei familiari.

Il giorno 8 aprile 2005 scrivemmo una lettera al Prof. Sirchia, allora Ministro della Salute, nella quale, mentre da un lato esprimevamo il nostro apprezzamento per le misure adottate per combattere il fumo, dall'altro mettevamo in guardia dai rischi che sarebbero potuti derivare dall'impiego degli stessi metodi in campo alimentare. La lettera esordiva: "Sig. Ministro, Ill. Prof.Sirchia, non mi dimezzi le porzioni del ristorante, mi dimezzi i prezzi!". Dopo aver brevemente accennato alle differenze che corrono tra fumo e problemi alimentari, ci siamo permessi di suggerire ciò che, a nostro avviso, sarebbe potuto riuscire veramente utile: attivare la prevenzione primaria, informando la popolazione sulle occasioni scatenanti che danno l'avvio all'eccedenza ponderale. Affrancata e chiusa la lettera, scorrendo il nostro giornale locale, 'L'unione Sarda', ci siamo imbattuti in una lettera di una mamma al pediatra del giornale, dal seguente tenore: "Sono molto, molto preoccupata: la mia bambina che ha sei anni non vuole mangiare, almeno come io vorrei. Mangia quando vuole e quello che vuole (poco) e non ascolta le mie continue raccomandazioni. Naturalmente l'ho fatta visitare da due medici di famiglia...e da altri due pediatri a pagamento. Tutti l'hanno trovata sana, ma a me non sembra che sia normale questa mancanza di appetito. Le ho provate tutte: lusinghe, minacce, promesse, urla, pianti, scenette. Da anni combatto una guerra in cui i momenti di tregua sono rari. Mi sto esaurendo. Ma se mi arrendo temo di comportarmi da irresponsabile". Il titolo emblematico del giornale era "La guerra del cibo si vince col sorriso". Riaperta la busta, abbiamo allegato, a beneficio del Prof. Sirchia, copia della missiva con relativa risposta del pediatra, e abbiamo aggiunto come post-scriptum: "......la bambina ha resistito alle minacce e alle promesse, ma cederà sicuramente al sorriso e al giochino dell'aereo che arriva carico, carico di......"
Abbiamo inviato la nostra lettera raccomandata l'11 aprile. Naturalmente, è rimasta senza risposta.

5 - CAMBIAMENTO GENERE DI VITA

Fanno parte di questa occasione scatenante il matrimonio, l'impiego, il pensionamento, una lunga vacanza, un trasferimento, la fine di un periodo di restrizioni alimentari o qualunque altro evento che, determinando uno scossone sul vissuto alimentare, è capace di indurre aumento dell'apporto calorico non giustificato metabolicamente.

Nel matrimonio, sia il marito che la moglie possono mutuare dal partner nuove abitudini alimentari, capaci di alterare il preesistente bilancio calorico. E' frequente il caso della donna che riferisce di aver introdotto il vino ai pasti dietro le sollecitazioni del marito o quello dell'uomo che lamenta un maggior consumo di grassi e di pietanze elaborate rispetto alla cucina materna. In entrambi, inoltre, la vita in comune può limitare la libertà di movimento (attività sportiva, passeggiate) o restringere l'autonomia alimentare (quando si è inappetenti, saltare un pasto diventa più difficile). Infine, tra marito e moglie si instaura, spesso, una certa emulazione che può facilitare un consumo di cibi oltre le reali necessità metaboliche, come quando si mangia solo per fare compagnia al coniuge, il che svantaggia prevalentemente la donna stante in genere, il suo minore dispendio energetico (basale e totale).
Una presa di coscienza di questi concetti può eliminare o ridurre al minimo i rischi derivanti dalla convivenza matrimoniale.

L'impiego in attività sedentaria induce riduzione del dispendio energetico nel soggetto che prima era dedito ad attività manuale o sportiva (OS n.1). Inoltre, specie al primo impiego, con la maggiore disponibilità economica, da un lato, e l'esigenza di brevi interruzioni di lavoro, dall'altro, possono crearsi nuove occasioni di spuntini (cappuccino e pasta), il più delle volte non sostitutivi ma aggiuntivi rispetto all'alimentazione abituale.

Il pensionamento, non accompagnato da altra attività produttiva e in assenza di un proficuo impiego del tempo libero, può causare restrizione del consumo calorico (più ore di televisione o di letto) e conferire maggiore ruolo gratificante all'alimentazione.

Una vacanza sufficientemente lunga o, nei bambini, un periodo trascorso in colonia montana o marina o presso parenti (nonni, zii), rappresenta un'altra circostanza cui viene fatto risalire, in taluni casi, l'inizio del processo d'ingrassamento. Le nuove esperienze gustative, il distacco dalle abituali occupazioni, le attenzioni gratificanti dell'ambiente (parenti, amici, camerieri) possono concorrere ad accrescere la propensione a un maggior consumo di alimenti (piatto locale, dolci, gelati, bevande) e, purtroppo, non sempre questo comportamento viene meno col rientro a casa.

Anche un trasferimento può rivestire il ruolo scatenante, sia per la possibile riduzione del consumo energetico conseguente a eventuale riduzione dell'attività fisica usualmente svolta (sport, passeggiate), sia per la gratificazione compensatoria favorita dal disagio derivante dall'allontanamento da un ambiente familiare (luoghi, parenti, amici, frequentazioni sociali) e dalla difficoltà di inserimento nella nuova residenza. Ricordiamo il caso di una ragazza straniera trasferitasi in Sardegna negli anni sessanta, a seguito di matrimonio contratto con un suo connazionale, militare presso una base Nato. La difficoltà di ambientamento, dovuta anche alla mancata conoscenza della lingua, la nostalgia e la solitudine (il marito rientrava a casa solo la sera), causarono un aumento ponderale di circa 20 Kg in meno di un anno. Naturalmente lei, che fino ad allora non aveva mai avuto problemi di peso, addossava la colpa al clima!

Un periodo di restrizioni alimentari più o meno lungo, seguito da piena disponibilità anche qualitativa del cibo, può avviare facilmente il meccanismo scatenante: alcuni fanno risalire l'inizio del sovrappeso alla fine della guerra, altri al superamento di uno stato di bisogno dovuto a particolari situazioni personali o familiari.
Purtroppo, ancora oggi, a scopo di studio, vengono sottoposti dei soggetti normopeso, generalmente studenti, a dieta strettamente ipocalorica, anche per più settimane, salvo poi a dover esprimere il disappunto perchè una parte di essi, finita l'esperienza, ha cominciato ad ingrassare! ("Obesità 1992" - congresso di Verona 12-15 Aprile 1992 - Keys A. et Al., citati da Bosello O. "fluttuazione del peso corporeo e rischio cardiovascolare" - Quon, 1,1,1994).
Questa occasione scatenante, in concomitanza alla cessazione dell'attività fisica, al cambiamento del genere di vita, alle gratificazioni economiche, giustifica ampiamente l'obesità degli indiani Pim (argomento di punta dei genetisti), senza dover ricorrere ad arzigogolate teorie genetiche. In tali condizioni, infatti, qualunque persona, comunità o popolazione va necessariamente incontro a eccedenza ponderale!

6 - STRESS EMOTIVO

L'ansia, le preoccupazioni, i dispiaceri rappresentano, come già detto, un fattore di aggravamento della disregolazione alimentare e, quindi, costituiscono un grave ostacolo al rispetto del programma dietetico. In pratica, lo stress attiva un meccanismo difensivo dell'io cosciente che, con modalità sostitutiva, compensatoria, porta a una maggiore introduzione di alimenti, distraendo, in tal modo, l'attenzione del soggetto dal movente ansiogeno, esattamente come succede al fumatore che, per superare i momenti di tensione, raddoppia il consumo delle sigarette.
Tuttavia, la sofferenza psichica, quando agisce con particolare intensità e durata, oltre a peggiorare la cibomania già presente, può costituire occasione scatenante primaria. Inizialmente si può andare incontro a un calo dell'appetito o anche al totale rifiuto del cibo; poi, dopo alcuni giorni o qualche settimana, prevalendo nuovamente l'istinto di conservazione su quello di autodistruzione, in alcuni casi si ritorna gradatamente al comportamento alimentare normale, in altri, invece, scatta il meccanismo difensivo iperoressico che, se da un lato, distrae l'attenzione dall'evento doloroso, consentendo, in qualche misura, di soffrirne meno, dall'altro, favorisce l'insorgenza del problema ponderale. La morte di una persona cara, la rottura di un fidanzamento, i contrasti coniugali, i crac finanziari, problemi di natura esistenziale, sono tra i più frequenti motivi di stress chiamati in causa.
Eccezionalmente, persistendo il rifiuto del cibo si cade nell'anoressia nervosa da stress emotivo.
L'esatta comprensione della modalità d'intervento di questa occasione scatenante, e un adeguato sostegno psicologico, possono aiutare a reagire in modo meno sfavorevole, agevolando il risveglio di altri interessi compensatori, distraenti, non dannosi per la salute, quali associazionismo, volontariato, amicizie, impegni lavorativi, attività fisica, lettura, conversazione, arte e qualunque altra alternativa che giovi a non isolarsi coi propri problemi.

7 - ALLATTAMENTO ARTIFICIALE

Tra i soggetti che nella nostra casistica hanno riferito di essere stati sempre grassi, in realtà solo il 15% presentava alla nascita un peso superiore alla norma (v. macrosomia), il 28% aveva praticato allattamento artificiale e, per essi l'inizio dell'ingrassamento risaliva, appunto, ai primi anni di vita, il restante era stato oggetto di esagerate premure da parte dei genitori (ricerca non pubblicata del 1997).
Tra gli effetti indesiderati dell'allattamento artificiale, evidentemente, bisogna annoverare anche questo. Peraltro, appare logico ritenere che l'allattamento al seno, essendo regolato, sia da parte della nutrice, che del lattante, da meccanismi di autocontrollo fisiologico, offra migliori garanzie rispetto all'allattamento artificiale, il quale se ne differenzia per la composizione del latte, per la diversa e più agevole modalità di erogazione e, infine per la necessità di una valutazione quantitativa che non sempre corrisponde al reale fabbisogno del bambino. Dal biberon è più facile prendere e ancora più facile dare!
Un più attento controllo dell'accrescimento ponderale e staturale può agevolare una più corretta valutazione quantitativa nella somministrazione del latte.

8 - MACROSOMIA

Questa causa scatenante agisce nel corso della gravidanza sotto l'effetto di una alterazione metabolica. L'iperinsulinismo col conseguente effetto ipoglicemizzante e successivo aumento di richieste metaboliche, costituisce l'esempio più noto. Nella nostra esperienza oltre il 70% dei soggetti che rientrano in questa causa presentano familiarità diabetica.
Un accurato esame delle condizioni cliniche e laboratoristiche della donna in gravidanza, specie in presenza di familiarità diabetica o, in genere, dismetabolica, può, eventualmente, evidenziare l'esigenza di un programma alimentare che, da un lato, assicuri la completezza e l'equilibrio dei vari nutrienti e, dall'altra, rispetti il giusto incremento ponderale gravidico.

9 - CESSAZIONE DEL FUMO

Rappresenta uno dei meccanismi scatenanti più tardivi e agisce solo quando il vizio sia veramente radicato e, quindi, si sia instaurato un certo grado di dipendenza. Non agisce se l'interruzione avviene quando il soggetto sia ancora in fase di apprendimento, tenendo presente che questa, come detto, può durare mesi ma anche anni (consumo saltuario di qualche sigaretta).
E' opportuno chiarire subito che il fumo non aiuta a restare magri: I fumatori sono grassi o magri come i non fumatori. Molti dei soggetti adulti obesi afferenti lo studio dietologico sono fumatori e, spesso, lo erano già prima d'ingrassare (lavoro non pubblicato). Tuttavia, la cessazione del fumo può avviare il processo d'ingrassamento o aggravare una eccedenza ponderale già esistente.
E' anche possibile che la maggiore introduzione di alimenti sia dovuta al miglioramento delle condizioni digestive (gastrite del fumatore) ma, in gran parte, è certamente legata al meccanismo psicologico sostitutivo già descritto per lo stress (OS n.6). Il soggetto, che prima chiudeva i pasti accendendo la rituale sigaretta, adesso, inconsciamente, si attarda a tavola, preoccupato di non cedere alla sigaretta più importante della giornata, quella del dopo pasto. E' come se fosse venuta a mancare la penna per siglare la fine del pasto!
La funzione sostitutiva di cioccolatini e caramelle eventualmente consumati al posto della sigaretta, è ancora più facilmente comprensibile.
L'esatta conoscenza di questi concetti può aiutare il paziente a rispettare le usuali abitudini alimentari, eludendo l'iniquo meccanismo sostitutivo. Se occorre, un costante controllo del peso corporeo ed, eventualmente, il tempestivo intervento del dietologo, possono rendere inefficiente questa causa, evitando che la paura di ingrassare diventi un alibi per continuare a fumare.

10 - MENOPAUSA

Nella donna rappresenta la causa tardiva più frequente. Non escludendo una possibile alterazione dell'appetito o anche una eventuale riduzione del metabolismo legata alla modifica del quadro ormonale, riteniamo, tuttavia, che la spiegazione sia da ricercare, soprattutto, in problemi di ordine psicologico, spesso a sfondo depressivo, che non raramente accompagnano la menopausa e che agiscono scatenando il meccanismo sostitutivo alimentare.
La coincidenza temporale tra menopausa e durata media della vita femminile, presente fino a pochi decenni addietro, poteva in qualche modo giustificare la comparsa di alterazione dell'umore in questa particolare fase fisiologica: la menopausa segnava, allora, non solo la fine della funzione genitale, ma l'inizio dello stesso declino della vita. Oggi, con l'allungamento della vita media femminile di circa 30 anni, la cessazione dell'ovulazione e delle manifestazioni mestruali, ormai superflue, potrebbe anche essere ben accetta, considerando che tutte le altre funzioni, compresa quella sessuale, restano immodificate ancora per molti anni. La menopausa, quindi, non dovrebbe più suscitare senso di sconforto o far venire meno la voglia di vivere. L'argomentazione, che spesso riesce del tutto nuova, è facilmente condivisa e apprezzata.
Lo sviluppo di nuovi interessi ricreativi, culturali, associativi, assistenziali, può concorrere a rendere inefficace questa occasione scatenante.

11 - FAMILIARITA'

Quando padre e madre sono obesi è facile intuire, senza scomodare la genetica, che anche i figli potranno diventarlo sin dai primi anni di vita. Infatti, l'errato comportamento alimentare dei genitori diventa per loro un modello obbligato, così come l'apprendimento del linguaggio o della stessa condotta morale. Come già detto, se babbo e mamma fanno la erre moscia, tutti i figli cresciuti in casa avranno lo stesso difetto di pronuncia. Molti casi inclusi nella occasione scatenante n.4 (esagerate premure dei genitori) possono indifferentemente esseri compresi in questo gruppo.

12 - PROBLEMATICHE ALIMENTARI E PONDERALI

Negli ultimi 20 anni abbiamo riscontrato un numero sempre maggiore di soggetti (solitamente giovani donne) che riferiscono di aver cominciato a ingrassare a seguito di alimentazione pilotata spontaneamente, sia per correggere il peso corporeo, a torto o a ragione ritenuto eccedente ("mi vedevo grassa... pesavo più della mia amica..."), sia per convinzioni pseudoscientifiche o pseudoreligiose (vegetarianismo, crudismo, ecc.).
Come si sa, i soggetti dotati dell'autocontrollo alimentare fisiologico (nei paesi occidentali, forse non più del 30% degli adulti, il 75% dei bambini) non fanno alcuna fatica, come tutti gli animali in natura, a mantenersi nel peso normale, in quanto adeguatamente guidati dai segnali dell'appetito e della sazietà. Stante la piena disponibilità del cibo, essi devono solo badare alla qualità degli alimenti per non incorrere in carenze o squilibri alimentari (non basta mangiare, bisogna nutrirsi).
Orbene, siamo del parere che, nel loro caso, il rigoroso pilotaggio dell'alimentazione non può essere che dannoso, anche quando la regola dietetica sia calcolata nel modo più corretto. Che dire delle diete spontanee, copiate dai giornali o consigliate da amici o, comunque, da persone inesperte! Solitamente si tratta di diete squilibrate qualitativamente e inadeguate sotto il profilo quantitativo; il più delle volte, fortunatamente, vengono presto abbandonate per la comparsa di disturbi sanitari o per lo scatenarsi della fame. Quando si insiste, tuttavia, è facile andare incontro a una definitiva modifica del comportamento alimentare e, quindi del peso corporeo in eccedenza o in difetto (Bosello O. "Il paradosso della dieta" - Atti II Congr. Naz. ANSISA 1993, pag.13). Dopo reiterate fasi di dimagrimento, seguite puntualmente da ricuperi ponderali a livelli sempre più alti (Weight cycling syndrome), si presentano due alternative: la resa definitiva al desiderio smodato di cibo o, più raramente, l'attivazione dell'anoressia autoindotta. I meccanismi difensivi posti in essere dal bulimico non sempre garantiscono il mantenimento del peso o lo fanno solo per periodi limitati.

13 - OCCASIONE SCATENANTE SCONOSCIUTA

In un discreto numero di soggetti non è possibile individuare con certezza la causa scatenante. Molti di essi allegano eccedenza ponderale da sempre e, verosimilmente, almeno in parte, sono stati anch'essi oggetto di errate attenzioni alimentari nell'infanzia (OS n.4), circostanza che, solitamente, affiora solo dopo opportuno interrogatorio dei genitori. In altri la causa può essere individuata più appropriatamente nella familiarità (OS n.11). Peraltro, anche quando viene a mancare l'elemento chiarificatore circa l'origine del sovrappeso, è importante che il paziente sappia che l'occasione scatenante, anche se non individuata, c'è stata ugualmente e che essa ha svolto un ruolo determinante nell'avvio dell'eccedenza ponderale e nella conseguente perdita del controllo istintivo alimentare.

Tra le occasioni scatenanti non abbiamo di proposito incluso le affezioni organiche (disendocrinie, tumori, ecc.) in quanto l'eccedenza adiposa (e non semplicemente ponderale, che può essere di altra natura!) rappresenta, in queste condizioni, solo un sintomo (obesità secondaria), pur essendo sempre espressione di un'aumentata introduzione calorica rispetto all'effettivo consumo. Fortunatamente si tratta di casi piuttosto rari, in cui il sovrappeso assume un ruolo solo marginale rispetto alla malattia che lo ha causato.

Concludendo, proponiamo il seguente schema:

    1. Cibomania + aumento del peso adiposo = obesità
    2. Comportamento patologico restrittivo + magrezza = anoressia nervosa di origine alimentare
    3. Comportamento patologico iperoressico, accompagnato da reazioni difensive estreme, con o senza alterazione del peso corporeo = bulimia
    4. Cibomania ben controllata e senza importanti alterazioni del peso corporeo = guarigione clinica dell'obesità o fase di mantenimento.

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